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Vandalisti hanno gettato fango sulla Basilica di San Marco

Vita gazette – Questa volta, gli attivisti climatici, ignoranti di arte, cultura e patrimonio mondiale, hanno attaccato la Basilica di San Marco a Venezia. Gli attivisti di Ultima Generazione lanciano fango contro la Basilica di San Marco.

Gli ambientalisti hanno tornato con una nuova azione di protesta per chiedere nuovamente un fondo riparazione per i danni dovuti al cambiamento climatico. 7 dicembre, hanno preso di mira l’esterno della Basilica di San Marco a Venezia lanciandovi del fango con dei secchi. Sul posto si sono precipitate le autorità che hanno interrotto l’azione. “Venezia è condannata. Sparirà nell’acqua e nel fango”, hanno urlato i giovani attivisti. Di fronte alla basilica hanno poi esposto uno striscione: “Fondo riparazione”. Il riferimento è alla campagna che il gruppo di attivisti porta avanti da mesi chiedendo un fondo da 20 miliardi di euro per riparare i danni subiti dai cittadini a causa degli eventi meteorologici estremi dovuti allo stravolgimento climatico provocato dall’uso dei combustibili fossili.

“questo non giustifica azioni”

“Esprimo la più ferma condanna per l’azione intrapresa poco fa da alcuni attivisti per il clima che hanno imbrattato con del fango l’esterno della Basilica di San Marco, a Venezia, uno dei simboli della cultura, dell’architettura, della fede nel mondo. Quando la protesta, anche la più condivisibile, come la preoccupazione per i cambiamenti climatici, trascende in azioni come queste, che deturpano e danneggiano, anche solo temporaneamente, un’opera d’arte dal valore immenso per la comunità veneziana e non solo, non può che essere fermamente biasimata”. Ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia.

“Rispetto al massimo le proteste democratiche di tutti, soprattutto se riguardano temi così significativi come quelli ambientali. Abbiamo appena concluso la COP28 e mi sembra che grandi segnali non siano emersi, ma questo non giustifica azioni con cui si imbrattano edifici come la Basilica di San Marco. L’imbrattamento comporta, tra l’altro, una serie di conseguenze per il ripristino dei monumenti che contribuiscono ad aumentare le emissioni di Co2: per gli operai che dovranno spostarsi per ripulire, per l’energia elettrica impiegata, per i macchinari che verranno azionati. È davvero un controsenso: le proteste vanno fatte in maniera rispettosa, non solo della proprietà altrui ma anche del clima”.

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