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Il saluto fascista commemorativo non è un crimine

Vita Gazette – Fare il saluto fascista è un reato solo se mette in pericolo l’ordine pubblico o rischia di portare alla rinascita del partito fascista bandito, ha affermato in una sentenza la massima Corte italiana.

Il saluto fascista non è un reato a meno che non costituisca un rischio per l’ordine pubblico, afferma la massima corte italiana. La sentenza di una corte di cassazione consente il gesto durante le manifestazioni, ma non dove rischia la “rinascita del partito fascista”.

Alla commemorazione di quest’anno, tenutasi in via Acca Larentia a Roma, per l’omicidio di tre giovani militanti appartenenti al Movimento Sociale Italiano (MSI), il partito di estrema destra dell’epoca, avvenuto il 7 gennaio 1978, circa 100 persone hanno cantato il canto “Saluto romano” o “saluto nazista”, noto anche come “saluto romano”: mentre continuano i dibattiti sul “saluto fascista”, la Corte Suprema italiana ha firmato un’altra controversa decisione in un altro caso riguardante questo saluto.

Nel pronunciarsi giovedì, la Corte di Cassazione ha ordinato un secondo processo d’appello nei confronti di otto militanti neofascisti che avevano fatto il saluto durante un evento commemorativo a Milano nel 2016, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di un militante avvenuto nella città nel 1975.

La sentenza significa che il gesto, noto anche come saluto romano, non è un reato se compiuto in eventi simili a un recente raduno a Roma che ha suscitato proteste.

La legge Scelba del 1952 vietò l’apologia del fascismo e la riorganizzazione del partito fascista di Benito Mussolini, mentre la legge Mancino del 1993 vietò la violenza razzista e l’incitamento all’odio.

La sentenza della corte arriva dopo che è emerso un video agghiacciante di centinaia di uomini che fanno il saluto fascista durante un evento a Roma all’inizio di gennaio, in occasione del 46esimo anniversario dell’uccisione di tre militanti dell’ala giovanile dell’ormai defunto Movimento Sociale Italiano (MSI). , partito neofascista fondato nel secondo dopoguerra e poi trasformato in Fratelli d’Italia, il partito guidato dal primo ministro Giorgia Meloni. Si precisa che la figura della “fiamma” nel logo FDI deriva da MSI.

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