Meloni ad Ankara: “È arrivato il momento che
l’Europa garantisca da sola la propria sicurezza”
Dopo il vertice NATO nella capitale turca, la premier italiana ribadisce l’impegno di Roma nell’Alleanza, ma sottolinea la necessità di una maggiore autonomia europea in materia di difesa. “Non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno: è una questione di sovranità”, ha dichiarato.
Il 36° Vertice dei Capi di Stato e di Governo della NATO, ospitato ad Ankara dalla Turchia, si è concluso con la conferma dei principali pilastri dell’Alleanza: il richiamo all’articolo 5 del Trattato, secondo cui un attacco contro un membro è considerato un attacco contro tutti gli alleati, e il rinnovato sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, della sua sovranità e della sua integrità territoriale.
Nel documento finale della riunione, la Russia è stata definita una minaccia a lungo termine per la sicurezza euro-atlantica, mentre i Paesi membri hanno ribadito la necessità di rafforzare le capacità di difesa collettiva.
Al termine del vertice, la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha incontrato la stampa, facendo il punto sui principali dossier affrontati ad Ankara: spese militari, rapporto con gli Stati Uniti, crisi iraniana, sostegno all’Ucraina e futuro della presenza internazionale in Libano.
Difesa europea e spese NATO: Roma rivendica le proprie scelte
Sul tema dell’aumento delle spese militari richiesto agli alleati, Meloni ha confermato il rispetto degli impegni assunti dall’Italia all’interno della NATO, ma ha chiarito che i tempi e le modalità delle decisioni resteranno sotto il controllo del governo italiano.
Secondo la premier, Roma intende mantenere fede agli obblighi dell’Alleanza senza rinunciare alla propria autonomia strategica né alla tutela degli interessi dell’industria della difesa nazionale.
“È arrivato il momento che l’Europa garantisca da sola la propria sicurezza. Questo non significa fare un favore a qualcuno, ma evitare di dipendere da chiunque. È quindi una questione di sovranità”, ha affermato Meloni.
Le parole della premier arrivano in una fase delicata dei rapporti transatlantici, caratterizzata dalle pressioni degli Stati Uniti sugli alleati europei affinché aumentino il contributo alla difesa comune.
Iran: “Bisogna insistere sulla strada del negoziato”
Parlando della crisi iraniana e delle tensioni in Medio Oriente, Meloni ha espresso una forte preoccupazione per il rischio di un allargamento del conflitto.
La presidente del Consiglio ha ribadito la posizione italiana favorevole alla diplomazia, sottolineando che l’opzione militare finora non ha prodotto risultati concreti.
“Non ho perso la speranza di un negoziato con l’Iran. Credo che sia necessario insistere sulla strada delle trattative”, ha dichiarato.
Meloni ha inoltre confermato che l’Italia è pronta a fare la propria parte per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, ma senza partecipare a operazioni offensive contro Teheran.
“Non parteciperemo ad attacchi contro l’Iran”
Rispondendo alle domande sull’eventuale utilizzo delle basi italiane per operazioni militari statunitensi contro l’Iran, Meloni ha ribadito la linea del governo:
“Abbiamo detto che non parteciperemo a un attacco contro l’Iran; non partecipiamo e non parteciperemo.”
La posizione italiana evidenzia il tentativo di mantenere un equilibrio tra il rapporto strategico con Washington e la volontà di evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto mediorientale.
L’Italia continuerà il sostegno militare all’Ucraina
Sul dossier ucraino, uno dei temi centrali del vertice della NATO, Meloni ha confermato che Roma intende proseguire il sostegno militare a Kiev.
La premier ha spiegato che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sta valutando i prossimi passi, ribadendo che il sostegno all’Ucraina resta collegato alla sicurezza europea.
Il futuro dell’UNIFIL e il ruolo italiano in Libano
Meloni ha inoltre parlato del futuro della missione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), il cui mandato scadrà nel 2026.
L’Italia, insieme alla Francia, sta lavorando a una possibile nuova formula di cooperazione internazionale per il periodo successivo alla missione.
“Stiamo lavorando all’idea di una coalizione per il dopo UNIFIL. Ne abbiamo parlato anche con il presidente Erdoğan. C’è grande interesse e presenteremo questa proposta prima della scadenza del mandato”, ha spiegato.
Meloni-Trump: distanza diplomatica al vertice di Ankara
Uno degli elementi più osservati del vertice è stato il rapporto teso tra Giorgia Meloni e il presidente statunitense Donald Trump.
Dopo le recenti polemiche sui social e le dichiarazioni pubbliche del presidente americano nei confronti della premier italiana, ad Ankara i due leader non hanno avuto un incontro bilaterale.
Durante i momenti protocollari nella sede presidenziale turca, la distanza tra i due è stata evidente. Anche nella foto di famiglia dei leader NATO, la posizione di Meloni e il mancato confronto diretto con Trump hanno attirato l’attenzione dei media.
La tensione tra i due leader era esplosa durante il vertice del G7 in Francia, quando Trump aveva sostenuto che Meloni avesse insistito per ottenere una foto con lui. La prima italiana aveva respinto le accuse, affermando che “l’Italia non supplica mai nessuno”.
Successivamente Trump aveva rilanciato le critiche sui social, mentre Meloni aveva scelto di non alimentare ulteriormente lo scontro, ribadendo la necessità di preservare il rapporto strategico tra Europa e Stati Uniti.
Roma difende il rapporto con Washington
Il governo italiano ha mantenuto una linea prudente sulla vicenda.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che le relazioni transatlantiche vanno ben oltre delle sole dichiarazioni dei singoli leader, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito che il rapporto con gli Stati Uniti resta fondamentale.
La posizione di Meloni appare quindi orientata a mantenere contemporaneamente due direttrici: la fedeltà all’Alleanza Atlantica e la richiesta di una maggiore autonomia europea in materia di sicurezza.
Il vertice NATO di Ankara si è così trasformato non solo in un confronto sulle minacce globali, ma anche in un momento di riflessione sul futuro equilibrio tra Europa e Stati Uniti.
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