Vita Gazette

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Due eroi: Peppino Impastato e Aldo Moro

Vita Gazette, 9 maggio: “La Giornata dell’Europa è un giorno in cui celebriamo la vittoria nella seconda guerra mondiale. Una data così significativa coincide anche con la giornata dedicata alle vittime del terrorismo. Peppino Impastato e Aldo Moro sono due eroi da non dimenticare.

Ricorre quest’anno il 48º anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Per anni sono stati i simboli di due Italie che cercavano di combattere due mali: la mafia e il terrorismo. Ricorre oggi il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Si tratta di una ricorrenza istituita dalla Repubblica Italiana il 4 maggio 2007 . Ogni anno, in considerazione del fatto che in questa data Aldo Moro, politico e statista italiano, fu ucciso delle Brigate Rosse. Sempre lo stesso giorno, a Cinisi, in Sicilia, veniva assassinato il giornalista e speaker radiofonico Peppinone Impastato, in prima linea con le sue denunce contro Cosa Nostra.

Moro ucciso 55 giorni dopo il sequestro

9 maggio: “Giornata dell’Europa”. È un giorno in cui celebriamo la vittoria nella seconda guerra mondiale. Una data così significativa coincide anche con la giornata dedicata alle vittime del terrorismo. Peppino Impastato e Aldo Moro sono due eroi da non dimenticare.

Ricorre oggi il 45° anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Per anni sono stati i simboli di due Italie che cercavano di combattere due mali: la mafia e il terrorismo. Ricorre oggi il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Si tratta di una ricorrenza istituita dalla Repubblica Italiana il 4 maggio 2007. Ogni anno, in considerazione del fatto che in questa data Aldo Moro, politico e statista italiano, fu ucciso delle Brigate Rosse. Sempre lo stesso giorno, a Cinisi, in Sicilia, veniva assassinato il giornalista e speaker radiofonico Peppino Impastato, in prima linea con le sue denunce contro Cosa Nostra.

Il 9 maggio 1978 il cadavere di Moro fu ritrovato adagiato nel bagagliaio della Renault 4 rossa usata dai brigatisti per l’ultimo viaggio del presidente. La macchina era parcheggiata in via Caetani, a metà strada tra Piazza del Gesù, dove si trovava la sede della Democrazia, e via delle Botteghe Oscure, dov’era il quartier generale del Pci: i due partiti del compromesso storico che le Br avevano deciso di combattere imbracciando il mitra. Aveva il vestito grigio a righe e la cravatta che indossava il giorno del suo rapimento in via Fani, dove i cinque uomini della sua scorta morirono crivellati dai colpi delle mitragliette Skorpion. Moro non voleva soccomber né che soccombesse la sua visione politica di sbloccare la democrazia italiana, favorendo un’evoluzione socialdemocratica del Pci.

Aldo Moro nasce a Maglie, in provincia di Lecce, il 23 settembre 1916. Si iscrive alla giurisprudenza all’Università di Bari e, dopo la laurea, intraprende la carriera accademica. Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente come rappresentante della DC, di cui fu fondatore. Nel 1955, con il primo governo Segni, è ministro delle Giustizia. Due anni dopo, è ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli. È a lui che si deve l’introduzione dell’educazione civica come materia d’insegnamento nelle scuole elementari e medie. Nel 1963 è presidente del Consiglio di un governo che vede la partecipazione dei socialisti. Un’esperienza politica conclusa nel 1968. Nel 1974 costituisce il suo quarto governo, ma l’anno successivo una novità importante cambia il quadro politico italiano. Alle elezioni amministrative del 1975 il PCI ottiene un grande consenso e riporta al centro del dibattito politico la strategia che Moro sostiene da tempo: coinvolgere il PCI nella compagine governativa per dare una nuova spinta riformista al paese. Da luglio del 1976 a marzo del 1978 l’Italia conosce la stagione della solidarietà nazionale. La guida democristiana del governo è sostenuta dall’esterno da tutti i partiti dell’arco costituzionale che si astengono. Votano contro l’MSI, i radicali e la democrazia proletaria

Peppino Impastato

Giuseppe (Peppino) Impastato nasce a Cinisi (Palermo, Sicilia) il 5 gennaio 1948. La sua famiglia faceva parte del sistema mafioso locale, che lo stesso Peppino tenterà di scardinare nell’arco della sua breve vita, mediante una temeraria lotta condotta pubblicamente, attraverso iniziative politiche e sociali a sostegno della legalità. Questo suo attivismo contro la mafia lo porta a scontrarsi spesso con il padre, fino all’inevitabile allontanamento di casa già da giovanissimo. Nel 1965 fonda “L’idea socialista”, un giornale di denuncia che, dopo poco, verrà sequestrato, evidentemente perché ritenuto “scomodo”da qualche personaggio influente.

Nel 1976 promuove la costituzione di un’associazione culturale denominata “Musica e cultura” e, un anno dopo, fonda “Radio Aut”, un’emittente radiofonica libera dai cui microfoni Peppino opera un’audace azione di denuncia nei confronti dei boss locali, in particolare del capomafia Gaetano Badalamenti. Nel 1978 Giuseppe “Peppino” Impastato si candida alle elezioni comunali di Cinisi nella lista di Democrazia Proletaria, ma nella notte tra l’8 e il 9 maggio di quello stesso anno viene barbaramente ucciso, legato ai binari ferroviari con una carica di tritolo sotto il suo corpo. Inizialmente, la stampa e la magistratura lo dipingono come un possibile attentatore rimasto vittima del suo stesso atto terroristico, o ipotizzano al massimo un suicidio. Nei giorni successivi all’assassinio di Giuseppe Impastato i suoi concittadini di Cinisi votano il suo nome e lo eleggono simbolicamente nel consiglio comunale5

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