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Due eroi: Peppino Impastato e Aldo Moro

Vita gazette: 9 maggio “Giornata dell”Europa” e È un giorno in cui celebriamo la vittoria della seconda guerra mondiale. Una data così significativa è anche una giornata dedicata alle vittime del terrorismo. Peppino Impastato e Aldo Moro sono due eroi da non dimenticare.

Ricorre questo anno il 46simo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Per anni sono stati i simboli di due Italie che cercavano di lottare, negli contro differenti mali: la mafia e il terrorismo. Ricorre oggi il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Si tratta una ricorrenza istituita dalla Republica Italiana il 4 maggio 2007.  Ogni anno in considerazione del fatto che in questa data Aldo Moro, politico e statista italiano fu ucciso delle Brigate Rosse. Sempre lo stesso giorno a Cinisi, in Sicilia, veniva assassinato il giornalista e speaker radiofonico Peppine Impastato, in prima linea con le sue denunce contro Cosa Nostra.

Moro ucciso 55 giorni dopo il sequestro

9 maggio “Giornata dell”Europa” e È un giorno in cui celebriamo la vittoria della seconda guerra mondiale. Una data così significativa è anche una giornata dedicata alle vittime del terrorismo. Peppino Impastato e Aldo Moro sono due eroi da non dimenticare.

Ricorre oggi il 45simo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Per anni sono stati i simboli di due Italie che cercavano di lottare, negli contro differenti mali: la mafia e il terrorismo. Ricorre oggi il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Si tratta una ricorrenza istituita dalla Republica Italiana il 4 maggio 2007. Ogni anno in considerazione del fatto che in questa data Aldo Moro, politico e statista italiano fu ucciso delle Brigate Rosse. Sempre lo stesso giorno a Cinisi, in Sicilia, veniva assassinato il giornalista e speaker radiofonico Peppine Impastato, in prima linea con le sue denunce contro Cosa Nostra.

Il 9 maggio 1978 il cadavere di Moro fu ritrovato adagiato nel bagagliaio della Renault4 rossa usata dai brigatisti per l’ultimo viaggio del presidente. La macchina era parcheggiata in via Caetani, a metà strada tra Piazza del Gesù, dove si trovava la sede della Democrazia, e via delle Botteghe Oscure, dov’era il quartier generale del Pci: i due partiti del compromesso storico che le Br avevano deciso di combattere imbracciando il mitra. Aveva il vestito grigio a righe e la cravatta che indossava il giorno del suo rapimento in via Fani, dove i cinque uomini della sua scorta morirono crivellati dai colpi delle mitragliette Skorpion. Moro non voleva soccombere, e non voleva che soccombesse la sua visione politica di sbloccare la democrazia italiana favorendo un’evoluzione socialdemocratica del Pci.

Aldo Moro nasce a Maglie, in provincia di Lecce, il 23 settembre 1916. Si iscrive a Giurisprudenza nell’Università di Bari, e, dopo la laurea, inizia la carriera accademica. Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente come rappresentante della DC di cui è uno dei fondatori.  Nel 1955, con il primo governo Segni, è ministro di Grazia e Giustizia. Due anni dopo, è ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli. È a lui che si deve l’introduzione dell’educazione civica come materia d’insegnamento nelle scuole elementari e medie. Nel 1963 è presidente del Consiglio di un governo che vede la partecipazione dei socialisti. Un’esperienza politica che ha termine nel 1968. Durante il 1974 costituisce il suo quarto governo, ma l’anno successivo una novità importante cambia il quadro politico italiano. Alle elezioni amministrative del 1975 il PCI ottiene un grande consenso, e riporta al centro del dibattito politico la strategia che Moro sostiene da tempo: coinvolgere il PCI nella compagine governativa per dare una nuova spinta riformista al paese. Dal luglio del 1976 al marzo 1978 l’Italia conosce la stagione della solidarietà nazionale. La guida democristiana del governo è sostenuta dall’esterno da tutti i partiti dell’arco costituzionale che si astengono. Votano contro il MSI, i radicali e democrazia proletaria.

Peppino Impastato

Giuseppe (Peppino) Impastato nasce a Cinisi (Palermo-Sicilia) il 5 gennaio 1948. La sua famiglia facente parte del sistema mafioso locale, sistema che lo stesso Peppino tenterà di scardinare nell’arco di tutta la sua breve vita, mediante una temeraria lotta condotta pubblicamente, tramite iniziative politiche e sociali a sostegno della legalità. Questo suo attivismo contro la mafia lo porta a scontrarsi spesso col padre, fino all’inevitabile allontanamento da casa già da giovanissimo. Nel 1965 fonda “L’idea socialista”, un giornale di denuncia che dopo poco verrà sequestrato, evidentemente in quanto ritenuto “scomodo” per qualche personaggio influente.

Durante il 1976 promuove la formazione di un’associazione culturale denominata “Musica e cultura” e un anno dopo fonda “Radio Aut”, un’emittente radiofonica libera dai cui microfoni Peppino opera un’audace azione di denuncia nei confronti dei boss locali, in particolare del capomafia Gaetano Badalamenti. Nel 1978 Giuseppe “Peppino” Impastato si candida alle elezioni comunali di Cinisi nella lista di Democrazia Proletaria, ma nella notte tra l’8 e il 9 maggio di quello stesso anno viene barbaramente ucciso, legato ai binari ferroviari con una carica di tritolo sotto il suo corpo. Inizialmente, la stampa e la magistratura lo dipingono come un possibile attentatore rimasto vittima del suo stesso atto terroristico, o ipotizzano al massimo un suicidio. Nei giorni successivi all’assassinio di Giuseppe Impastato i suoi concittadini di Cinisi votano il suo nome e lo eleggono simbolicamente nel consiglio comunale5

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