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Giorgia Meloni: Essere o non essere

di Andira Vitale

«Essere, o non essere, questo è il dilemma» è una celebre frase dell’Amleto Atto 3, scena 1 di William Shakespeare.

L’interrogativo esistenziale del vivere soffrendo (essere) o ribellarsi rischiando di morire (non essere) è alla radice dell’indecisione che impedisce ad Amleto di agire (il famoso «dubbio amletico»).

La situazione di Meloni durante la sua visita a Washington ricorda il dubbio di Amleto…

La visita negli Stati Uniti del Primo Ministro Giorgia Meloni si svolge in un contesto in cui, come ha affermato la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il mondo occidentale come lo conosciamo non esiste. Meloni saprà svolgere il ruolo di mediatore nel ricucire le relazioni transatlantiche, gravemente compromesse dall’ultima mossa del presidente americano Donald Trump sul muro doganale, che ha dichiarato: “D’ora in poi, pensate a voi stessi in termini di sicurezza, militari ed economici”? L’Italia riuscirà a mantenere l’equilibrio tra UE e USA con la sua identità? Riuscirà a tutelare gli interessi economici del suo Paese all’interno dell’Unione Europea? Quale ala preferiranno?

Meloni dovrà allo stesso tempo ribadire la prossimità dell’Italia agli Stati Uniti ed evitare di creare una frattura interna all’Ue e difendere gli interessi commerciali italiani,

L’Italia è uno dei paesi più esposti ai dazi sulle importazioni dall’Ue adottati da Donald Trump il 2 aprile, poi parzialmente sospesi dopo preoccupanti scricchiolii del mercato obbligazionario. Gli Stati Uniti assorbono il 10% delle esportazioni italiane. Se l’amministrazione Trump dovesse confermare il dazio del 20% sull’Ue dopo lo scadere della pausa a luglio, le perdite per gli esportatori italiani sarebbero significative. Né il quadro sarebbe tanto più roseo se si dovesse restare alla soglia attuale del 10% (era di circa l’1% prima del 2 aprile), a cui vanno aggiunti i dazi del 25% su alluminio, acciaio e autovetture. Ancor più preoccupante è la prospettiva che le tariffe generino un rallentamento della crescita globale. Il governo Meloni ha già dimezzato le prospettive di crescita per quest’anno.

Meloni non può avviare trattative bilaterali con gli Stati Uniti perché la politica commerciale è prerogativa dell’Unione. Inoltre, concedere esenzioni ai prodotti italiani creerebbe una frattura interna all’UE, isolando l’Italia e riducendone l’influenza nei negoziati su questioni critiche come l’eventuale allentamento del Patto di stabilità e crescita o l’utilizzo di risorse comuni per sostenere gli investimenti nella difesa. Sembra quindi imperativo che Meloni cerchi di dialogare con Washington su temi che possano ottenere il sostegno dei suoi partner europei.

La Commissione europea, che ha cercato un compromesso approfittando della pausa dichiarata da Trump, ha deciso di sospendere le sanzioni da applicare in ritorsione ai dazi doganali del 2 aprile e di sospendere l’attuazione delle contromisure da adottare sui dazi su acciaio, alluminio e automobili precedentemente approvati. Il governo ritiene inoltre che l’imposizione di tariffe contrarie aumenterà i danni. E ha dichiarato di essere sempre favorevole alla negoziazione. Ma non sembra che gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump abbatteranno i loro muri fiscali!

Accettare le richieste americane porterebbe a un’ulteriore dipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti, in un momento in cui le richieste di maggiore autonomia stanno diventando più urgenti.

Possiamo supporre che Meloni insisterà su due temi principali nei colloqui per rafforzare le relazioni transatlantiche.  Raggiungere un consenso sulla concorrenza con la Cina e raggiungere un accordo sull’aumento delle importazioni di beni americani nell’UE…

Lo spazio di manovra di Meloni è limitato!

Un fronte su cui questi obiettivi possono essere conciliabili è quello delle tecnologie della comunicazione: dal 5G a Starlink, il sistema di comunicazione satellitare di Elon Musk, l’amministrazione Trump inquadra l’acquisto di beni americani come una scelta di campo fra Washington e Pechino per gli europei. Gli americani sono anche interessati ad aumentare le vendite agli europei di gas naturale liquefatto (gnl) e sistemi d’arma. Il governo italiano potrebbe accettare Starlink, ma gli altri governi europei sono riluttanti. La questione della sovranità digitale e tecnologica è sempre più presente nei dibattiti interni e nelle normative giuridiche dell’UE. È inoltre molto difficile rimuovere le barriere all’importazione di prodotti agricoli americani coltivati con ormoni, clorurati o organismi geneticamente modificati…

Il premier Meloni potrebbe promettere di acquistare GNL e armi americane per il mercato europeo. Ma questi costano ancora di più…

Meloni potrebbe promettere a Washington di battersi per un’applicazione meno aggressiva delle regolamentazioni digitali (cosa che in parte la Commissione sta già facendo), contro la tassazione di Big Tech (una questione nazionale ma che ha peso nel dibattito europeo), e per la rimozione o quantomeno rilassamento delle regolamentazioni ambientali (invise anche a molti attori industriali europei).

In definitiva, Meloni deve creare uno spazio di convergenza tra gli interessi americani ed europei. Meloni potrebbe tornare da Washington con dei guadagni. Ma alla lunga conciliare le sue convinzioni ideologiche e strategiche con l’interesse italiano in un commercio più aperto e in un’Europa più coesa e resiliente può diventare una missione impossibile…

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