Referendum Giustizia 2026: su cosa si vota
Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati a votare nel referendum costituzionale sulla riforma della giustizia promossa dal governo e spesso definita “riforma Nordio”.
Il referendum serve a confermare o respingere una legge di revisione della Costituzione approvata dal Parlamento nel 2025 che modifica alcune norme sull’ordinamento della magistratura.
Poiché la riforma non ha ottenuto in Parlamento la maggioranza dei due terzi dei voti, è stato possibile richiedere il referendum confermativo, che permette ai cittadini di decidere se la riforma debba entrare in vigore oppure no.
Cosa prevede la riforma
La riforma introduce alcune modifiche importanti nel sistema giudiziario italiano.
In particolare prevede:
la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri;
l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) distinti: uno per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti;
la creazione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari, che si occuperebbe dei procedimenti disciplinari.
La riforma modifica diversi articoli della Costituzione che riguardano l’organizzazione e il funzionamento della magistratura.
Le principali modifiche alla Costituzione
Tra le novità principali:
Articolo 87
Il Presidente della Repubblica continuerebbe a presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura, ma in questo caso presiederebbe due consigli distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Articolo 102
Viene introdotto il principio della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti.
Articolo 104 e 105
Cambia l’organizzazione del CSM e viene prevista la nascita di un’Alta Corte disciplinare che si occuperebbe delle sanzioni nei confronti dei magistrati.
Articoli 106, 107 e 110
Vengono introdotte modifiche relative alla carriera dei magistrati, ai trasferimenti e ai rapporti tra il ministro della Giustizia e gli organi di autogoverno della magistratura.
Le ragioni del SÌ
Chi sostiene il Sì ritiene che la riforma possa rendere il sistema giudiziario più equilibrato.
Secondo i sostenitori:
la separazione delle carriere rafforzerebbe l’imparzialità del giudice rispetto all’accusa; due CSM distinti permetterebbero una gestione più chiara delle due diverse funzioni della magistratura; la nuova Corte disciplinare renderebbe più efficiente il sistema delle sanzioni nei confronti dei magistrati. I partiti della maggioranza di centrodestra e alcune forze politiche liberali si sono espressi a favore della riforma.
Le ragioni del NO
Chi sostiene il No teme invece che la riforma possa indebolire l’autonomia della magistratura.
Secondo i critici:
la separazione delle carriere potrebbe modificare l’equilibrio del sistema giudiziario previsto dalla Costituzione; la divisione del CSM in più organi cambierebbe il modello di autogoverno della magistratura; la nuova Corte disciplinare potrebbe ridurre il ruolo del CSM nella gestione dei procedimenti disciplinari. Diversi partiti di opposizione e l’Associazione Nazionale Magistrati hanno espresso contrarietà alla riforma.
Quando si vota
Le votazioni si terranno: domenica 22 marzo 2026 dalle 7 alle 23. Lunedì 23 marzo 2026 dalle 7 alle 15
Si tratta di un referendum costituzionale, quindi non è previsto il quorum: la riforma sarà approvata o respinta in base alla maggioranza dei voti validi.
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