Volare con Domenico Modugno
Le luci della città – Domenico Modugno
di Maria Stella
Penso che un sogno così non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu
Poi d’improvviso venivo dal vento rapito
E incominciavo a volare nel cielo infinito
Volare oh, oh
Cantare oh, oh
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare lassù
E volavo, volavo felice più in alto del sole
Ed ancora più su
Mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù
Una musica dolce suonava soltanto per me
Fu per molti anni l’unico per una canzone italiana. Dai nostri giorni più felici ai giorni difficili, incluso il periodo Corona, ci siamo aggrappati. Siamo volati via dalla felicità. Oppure siamo liberati dal nostro dolore. Il mondo intero ha ascoltato questa canzone, che è nei ricordi e nei momenti di ognuno di noi, per la prima volta nella voce di Domenico Modugno.
Domenico Modugno è considerato il padre dei cantautori italiani e come autore interprete è tra i più grandi d’Europa. Nacque il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare (Bari), un paesino dalle case bianche a picco sul mare.
Dal padre Cosimo comandante del Corpo delle Guardie Municipali a San Pietro Vernotico (BR), imparò fin da piccolo a suonare la chitarra e la fisarmonica ed ereditò una grande passione per la musica, componendo la sua prima canzone a 15 anni.
Modugno aveva una voce straordinaria, commovente. Ed era molto talentuoso. Modugno imparò prima a suonare la chitarra, poi la fisarmonica da adolescente, e scrisse le sue prime canzoni nel 1945, senza mai inciderle. Due anni dopo si trasferisce a Torino in cerca di fortuna, all’insaputa del padre. Dopo aver completato il servizio militare, si fece crescere i baffi e iniziò a suonare serenate come fisarmonicista.
Inizia la sua carriera artistica a Roma, dove entra a far parte del Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1951, e inizia a lavorare nel cinema e nel teatro. Prese parte al film “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo e nel 1952 a “Carica eroica” di De Robertis dove interpretava la parte di un soldato siciliano che canta la “Ninna Nanna” ad una bambina. E’ da questo episodio che nacque la leggenda del “Modugno siciliano”. Sempre nel 1952 è “attore giovane” in teatro nel “Il borghese gentiluomo” di Molière (Compagnia Tatiana Pavlova) e prende parte ai films “Anni facili” di Zampa (1953) e all’episodio “La giara” con Turi Pandolfini e Franca Gandolfi, del film di Giorgio Pàstina “Questa è la vita” (1954). Nel 1953 si presentò al concorso musicale radiofonico “Trampolino” e dopo prese parte alla trasmissione “Radioclub” in onore di Frank Sinatra.
Fu allora che Fulvio Palmieri della Rai gli offrì una serie di trasmissioni radiofoniche intitolate “Amuri… Amuri” della quale egli stesso scriveva i testi ed in cui faceva il regista e, insieme a Franca Gandolfi, l’attore e persino il rumorista.
Durante questo periodo, compose molte canzoni in dialetto pugliese (di San Pietro Vernotico) e in siciliano ispirandosi al folclore pugliese e siciliano. Minatori, pescatori, storie d’amore di pesci spada innamorati, fedeli fino alla morte nel massacro della tonnara, di cavalli diventati ciechi e spinti a morire nel gran sole rovente dopo il buio delle miniere. Questi erano i personaggi delle sue prime canzoni che destarono, e destano tuttora, interesse presso la critica.
Le canzoni di quel periodo furono: “Lu pisce spada”, “Lu minaturi”, “La sveglietta”, “La donna riccia”, “Attimu d’amuri”, etc. Nella stagione teatrale 1955/1956 recitò al Piccolo Teatro di Milano in “Italia, sabato sera” di A. Contarello regia di Franco Parenti – Jacques Lecoq e nel “Il Diluvio” di Ugo Betti.
Nel 1957 vinse il II premio al Festival della Canzone Napoletana con “Lazzarella” (cantata da Aurelio Fierro) che gli portò il successo popolare. Ad essa seguirono: “Sole, sole, sole”, “Strada ‘nfosa”, “Nisciuno po’ sape”, “Io, mammeta e tu” etc. che rimodernarono lo stile della canzone napoletana.
Nel 1958 partecipò al Festival della Prosa a Venezia nella commedia di Antonio Aniante “La rosa di zolfo” per la regia di Enriquez. Nello stesso anno partecipò al festival della Canzone Italiana a Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”, coautore Franco Migliacci, che vinse il primo premio e rivoluzionò la canzone italiana e dette inizio al boom della vendita discografica italiana fino ad allora molto bassa. “Volare” fu tradotta in tutte le lingue, fu in testa alle classifiche di tutto il mondo, anche in America del Nord, in cui si vendettero milioni e milioni di copie tanto che nel 1958 l’industria discografica americana gli consegnò l’Oscar del disco e inventò il premio Grammy Awards. I due Grammy Awards assegnatigli, uno come disco dell’anno e uno come canzone dell’anno 1958, furono i primi della storia.
Anche il Cash Box Bilboard gli conferì l’Oscar per la migliore canzone dell’anno e ricevette in dono dalle industrie musicali tre dischi d’oro, uno per il migliore cantante, uno per la migliore canzone e uno per il disco più venduto.
Nel corso di una tournée gli furono offerte le chiavi di Washington e la stella di sceriffo di Atlantic City. Per quattro mesi ininterrottamente gli altoparlanti di Broadway e le stazioni radio suonarono le originali note di “Volare”.
Nel 1959 rivinse il primo premio del Festival di Sanremo con “Piove” (Ciao, ciao bambina) e nel 1960 il secondo con la canzone “Libero”.
Nel 1961 dopo un anno di inattività per un incidente avuto, debuttò come protagonista nella commedia musicale “Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini, di cui compose anche tutte le musiche e che fu definito: “Il più grosso successo teatrale di tutti i tempi avvenuto in Italia”, registrando record d’incassi mai raggiunti in questo campo.
“Rinaldo in campo” ha rappresentato l’Italia al Festival Internazionale del Teatro in Francia, con enorme successo di critica. In questo spettacolo tra le altre ci sono le canzoni “Se dio vorrà”, “Notte chiara”, “Tre briganti e tre somari” e “La bandiera” che viene insegnata ai bambini di molte scuole elementari italiane.
Nel 1962 rivinse il primo premio al Festival di Sanremo con la canzone “Addio…, Addio…” cui seguirono “Giovane amore” e “Stasera pago io”. Nel 1963 si cimenta nella regia cinematografica del film “Tutto è musica”.
Nel 1964 vince il Festival di Napoli con “Tu si’ ‘na cosa grande”.
Nel 1965 in televisione interpreta il ruolo di “Scaramouche” nell’omonimo sceneggiato per la regia di Daniele Danza e di cui compone tutte le musiche. Nel 1966 vince ancora una volta il primo premio del Festival di Sanremo con la canzone “Dio, come ti amo”.
Modugno sposò nel 1955 l’attrice Franca Gandolfi, con la quale ebbe tre figli: Marco, Massimo e Marcello. Nell’agosto 2019 la Prima sezione civile della Corte suprema di cassazione riconosce in via definitiva (dopo 18 anni di battaglie legali) che anche Fabio Camilli, nato il 10 agosto 1962, è figlio di Domenico Modugno. Fabio nacque dalla ballerina e regista Maurizia Calì, all’epoca sposata con l’ingegnere Romano Camilli.
Lui è morto precocemente il 6 agosto 1994, all’età di 66 anni, a causa di un brutto male che gli ha tolto la vita. Tre anni prima di morire, era stato ricoverato a Parigi, dal momento che aveva subito un episodio cardiaco mentre era in volo, su un aereo della Twa. Per fortuna a bordo c’era un medico, che lo visitò, aiutandolo nel mentre, fino all’atterraggio. Una storia medica complessa, considerando che nel 1984 Modugno venne colpito da ictus, che lo aveva in parte paralizzato. In quel caso a salvarlo furono i dottori del Niguarda di Milano. Uno stato di salute compromesso, quindi, fino all’infarto fatale nel 1994 a Lampedusa.
Ma continua ad esistere sia nei nostri cuori, nelle nostre lingue, sia nelle nostre vite. Lui vive..
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