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Il veto della destra ai diritti dei figli di coppie gay

Vita gazette – L’Italia affossa il regolamento Ue sui diritti dei bambini delle coppie gay. In Senato approvata una risoluzione contro una proposta della Commissione che mira a dare ai figli gli stessi diritti in tutti gli Stati membri.

Il Senato italiano ha votato contro il nuovo regolamento della Commissione europea per armonizzare le norme sul riconoscimento trasfrontaliero dei figli, anche di coppie omosessuali o nati grazie alla maternità surrogata, e dei loro diritti in tutta l’Ue. In commissione Politiche europee della Camera Alta del nostro Parlamento è passato, grazie ai voti della maggioranza, un testo proposto da Fratelli d’Italia. La votazione contro il ‘certificato europeo di filiazione’ proposto da Bruxelles, era necessario affinché “non venga bypassato il divieto di maternità surrogata vigente in Italia”, ha dichiarato il senatore di FdI, Marco Scurria, segretario della commissione Politiche europee.

Il Viminale ha ordinato al Comune di Milano di non registrare più i figli delle coppie dello stesso sesso. Ventiquattr’ore dopo la maggioranza ha cassato al Senato il certificato europeo di filiazione. Era solo una bozza, presentata il 7 dicembre scorso dalle commissarie Vera Jourová e Helena Dalli (che venerdì ha incontrato a Roma Elly Schlein), che prevede che la genitorialità stabilita in uno Stato membro sia riconosciuta in ogni altro Stato membro, senza una procedura speciale, che si parli di figli di coppie omogenitoriali o eterosessuali, di figli adottati o avuti con la maternità surrogata dov’è consentita.

Secondo testo del regolamento, questo non richiede agli Stati di riconoscere alle coppie gay il diritto di adottare bambini né tanto meno obbliga a riconoscere la pratica della maternità surrogata nella propria nazione, ma richiede solo di riconoscere ai bambini eventualmente nati in altri Stati da coppie gay o da maternità surrogata gli stessi diritti che hanno gli altri bambini. L’idea è appunto armonizzare il diritto degli Stati membri per fare in modo che un bambino che ha un diritto in una nazione non lo perda se per caso va in un’altra. Ad esempio un bambino che è figlio di una coppia gay regolarmente residente e sposata in Spagna, dovrebbe secondo Bruxelles essere considerato come figlio di entrambi i genitori anche nel caso la famiglia si trasferisse in Italia.

Il diritto dell’Unione prevede già che la filiazione accertata in un Paese sia riconosciuta in tutti gli altri per alcuni scopi come accesso al territorio, diritto di soggiorno, non discriminazione rispetto ai cittadini nazionali, ma lo stesso non vale per i diritti conferiti dal diritto nazionale. Il regolamento della Commissione, presentato lo scorso dicembre, consentirebbe ai figli di beneficiare in situazioni transfrontaliere dei diritti in materie quali la successione, i diritti alimentari o il diritto dei genitori di agire in qualità di rappresentanti legali del minore per motivi di scolarizzazione o di salute. Insomma non si obbligherebbe certo l’Italia a riconoscere il matrimonio per le coppie omosessuali o a dare loro il diritto all’adozione, ma se una coppia gay sposata in Spagna e con un figlio, dovesse trasferirsi in Italia, a entrambi i genitori dovrebbe essere riconosciuto, ad esempio, il diritto di andare a prendere il piccolo a scuola e di interagire con i suoi insegnanti. Allo stesso modo al bambino dovrebbe essere riconosciuto il diritto di ereditare una eventuale casa di uno dei due genitori.

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