Le grandi opere d’arte che celebrano Primo maggio
di Maria Stella
Oggi, il primo maggio, festeggiamo la Festa del lavoro e dei lavoratori. Questa ricorrenza nacque a seguito di uno sciopero organizzato da un gruppo di operai di Chicago, negli Stati Uniti, che purtroppo si concluse con la morte di alcuni di essi. Erano uomini comuni, umili e determinati a far rispettare i propri diritti dai datori di lavoro, che invece li sfruttavano e chiedevano ai propri operai turni gravosi edeccessivamentee lunghi. Era il 1886; oggi sono passati ben 137 anni, ma la loro memoria resta.
In Italia la festività del Primo maggio è stata introdotta alcuni anni dopo, precisamente nel 1891. Nonostante la sua sospensione a causa del Regime fascista di Benito Mussolini, si è imposta col passare degli anni come una delle ricorrenze più note e condivise. Si fanno manifestazioni per le strade, concerti in piazza e tanto altro.
Molti artisti hanno denunciato con le loro opere le condizioni in cui vivevano i lavoratori nelle diverse epoche. La Festa del lavoro o Festa dei Lavoratori viene celebrata il primo maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale. Molti artisti hanno denunciato tramite le loro opere lo sfruttamento e le condizioni in cui vivevano i lavoratori nelle diverse epoche.
Ecco le nostre scelte in ordine cronologico.
San Girolamo nello studio, Antonello da Messina, 1474-1475
Dipinto di Antonello da Messina, databile al 1474-1475 circa, e conservato alla National Gallery di Londra. Una grande finestra ad arco di stile catalano si apre sullo studio di San Girolamo, il padre della Chiesa che tradusse la Bibbia, intento alla lettura come un dotto umanista. Nonostante le piccole dimensioni, il dipinto assume un effetto monumentale grazie allo scandirsi dell’architettura catalana, che gioca con pieni e vuoti, e alla luce che colpisce il soggetto e si infiltra dalle finestre sullo sfondo, facendo intravedere un paesaggio curatamente minuzioso. La prospettiva centrale converge lo sguardo direttamente sulla figura del Santo, per poi allontanarsi man mano, seguendo i dettagli dello studio. Sintesi di prospettiva e di luce, il San Girolamo nello studio è probabilmente l’opera che Antonello porta come “saggio di pittura” per il suo soggiorno veneziano (1475-1476), da mostrare come testimonianza alle future committenze.
Il salvataggio, John Everett Millais, 1855
Millais raffigura un vigile del fuoco che salva tre bambini da un incendio domestico, mentre la madre li accoglie di nuovo tra le braccia.
Millais ha assistito alla morte di un vigile del fuoco durante un salvataggio e ha deciso di raffigurare l’evento. Solo di recente i vigili del fuoco si erano trasformati da azienda privata dedita alla protezione della proprietà a istituzione pubblica che tutela prima di tutto la vita. Millais ha cercato di ottenere gli effetti di luce e di fumo corretti utilizzando una lastra di vetro colorato e assi di legno ardenti. Questa enfasi sugli effetti fugaci del colore e della luce costituì un nuovo punto di partenza nella sua arte. Il dipinto si distingue anche per le sue sorprendenti transizioni di colore, in particolare per l’effetto drammatico con cui la manica della camicia da notte della madre cambia dal blu ardesia al rosa pallido. Ciò ha suscitato molti commenti critici all’epoca.
Vagone di terza classe, Honoré Daumier, 1862
È un dipinto del pittore francese Honoré Daumier, attualmente esposto alla National Gallery of Canada di Ottawa. Nello stile di Honoré Daumier, che ha fatto della propria arte uno strumento di lotta politica, questo dipinto del 1862 denuncia le condizioni sociali delle classi più povere (in linea con gli intenti del realismo, movimento artistico-culturale a cui appartiene). La rappresentazione di una condizione sociale umile e poco considerata dallo Stato è realizzata dall’artista in stile rinascimentale.
Oltre ai lavoratori, cui si intercetta idealmente la fatica, i borghesi si mostrano, in netta contrapposizione con le altre figure, con la loro arroganza e malevolenza, sottolineando così il netto divario tra deboli (donne e bambini stanchi) e potenti (ricchi imprenditori), un concetto metaforico e reale che emerge dal dipinto. Il disegno non abbozza i contorni né accentua le forme poco eleganti, in modo diverso dallo stile curato e finito insegnato nelle accademie,destinato a soggetti eroici; la firma del suo nome sulla cassa di legno rappresenta l’umiltà e un particolare interesse del pittore per quella classe sociale.
La figlia del contadino, Sir John Everett Millais, 1863
L’artista inglese Sir John Everett Millais dipinse La figlia del contadino nel 1863. Molte persone non erano d’accordo con il modo in cui Millais ritraeva la Sacra Famiglia come una famiglia della classe operaia. Nel corso della storia, la Sacra Famiglia è stata quasi sempre rappresentata dagli artisti in modo più regale e onorifico. Ma Millais ha dipinto la Sacra Famiglia in una luce più realistica, rendendola più identificabile con l’individuo medio.
A Bar at the Folies-Bergère, Édouard Manet, 1882
Édouard Manet was a French Impressionist painter famous for depicting everyday life. This 1882 oil painting is entitled “A Bar at the Folies-Bergère”. It now resides at the Courtauld Institute of Art in London.
Il bar delle Folies-Bergère, l’ultimo quadro realizzato da Manet nel 1881-1882, prima della sua morte. Esso, infatti, riunisce con grande coerenza e integrazione i vari dati stilistici che hanno caratterizzato l’universo artistico di Manet: l’utilizzo del nero, l’amore per i temi quotidiani, l’uso di colori piatti e omogenei e il gusto per le composizioni calibrate e per le nature morte.
Il bar delle Folies-Bergère, a pochi passi da rue La Fayette, celebre ritrovo della borghesia parigina, dove si svagava assistendo ai concerti, dimenticando la noia e le seccature quotidiane. Lo stesso Manet faceva parte del cenacolo degli habitué di questo locale, tanto che, nonostante il dipinto sia stato eseguito in studio, il locale è descritto con grande realismo. Il dipinto, in ogni caso, raffigura un serviente al bar in mesta attesa dell’ordine del cliente.
I mangiatori di patate, Vincent van Gogh, 1885
È un dipinto di Vincent van Gogh, realizzato ad aprile del 1885. È conservato al Museo Van Gogh ad Amsterdam. Si tratta del dipinto più importante del periodo olandese di Van Gogh. Questo dipinto mostra, all’interno di una povera stanza, alcuni contadini che consumano il pasto serale servendosi di un unico piatto di patate.
Van Gogh è molto legato a questo soggetto in quanto si sente come ‘uno di loro’. Anche i contadini come lui soffrono, ed egli trova ingiusto che, nonostante tutti i loro sforzi e sacrifici, debbano vivere in modo così misero. L’opera sottolinea la continua fatica fisica di chi ha consumato, giorno dopo giorno, la propria vita nel lavoro dei campi.
Per ottanta centesimi, Morbelli, 1893
Dopo la prima Triennale, nel 1893, Morbelli dipinge Per 80 centesimi!, un quadro di esplicita denuncia del lavoro delle mondine. Il dipinto raffigura le mondine immerse fino alle caviglie, piegate nel duro lavoro del trapianto del riso. Le figure in primo piano sono viste di schiena nell’atto ripetitivo della messa a dimora delle giovani piantine. Lavoro duro compensato con 80 centesimi. L’Acqua intesa come fonte di vita e di morte. Nel 1897 il pittore vinse la medaglia d’oro a Dresda con questo quadro.
Il Quarto Stato, Giuseppe Pellizza, 1901
Quest’opera è un simbolo della società del XX secolo, poiché rappresenta lo sciopero dei lavoratori e simboleggia non solo la protesta sociale, ma anche l’affermazione di una nuova classe sociale, il proletariato, che diventa consapevole dei propri diritti nei confronti della società industriale.
È un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901, inizialmente intitolato “Il cammino dei lavoratori “. L’opera, divenuta manifesto della lotta operaia, si colloca nello spartiacque fra il verismo e il simbolismo. Il quarto stato rappresenta la conclusione di un percorso dell’autore, attraverso numerosi dipinti incentrati sul medesimo tema: lo sciopero dei lavoratori. Il primo dipinto è Gli Ambasciatori della fame; successivamente dipinge La Fiumana e, infine, il bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. Il quarto stato, il dipinto simbolo dei lavoratori e, oggi, della voglia di ripartire. Simbolo delle lotte operaie, Il quarto stato di Pellizza da Volpedo continua a toccarci nel profondo. In quegli sguardi tenaci, si riflette la nostra voglia di tornare al lavoro
Pellizza pensava di vendere subito il quadro, ma nella società del suo tempo questo dipinto non ebbe fortuna e ad acquistarlo fu il comune di Milano, solamente nel 1920 per 50000 lire, grazie anche a contributi di banche, associazioni e privati. Inizialmente venne esposto al Castello Sforzesco e divenne presto simbolo del socialismo- Proprio per questo motivo con l’avvento del fascismo venne depositato in un magazzino. Solo nel 1954 viene nuovamente esposto e il sindaco Ferrari lo collocò nella sala consigliare di Palazzo Marino. Qui subì dei danneggiamenti dovuti al fumo, a causa dei quali venne richiesto un restauro. Successivamente viene mostrato in varie città del mondo come Washington e Roma, negli anni Ottanta trova la sua collocazione fissa a Milano prima nella Galleria d’Arte Moderna e infine nel Museo del Novecento.
Il muratore, Giovanni Sottocornola, 1981
Dipinto di Giovanni Sottocornola datato 1981. L’opera venne presentata da Sottocornola alla I Esposizione Triennale di Brera nello stesso anno, come rileva Giovanna Ginex, le lotte condotte dalla categoria operaia alla quale appartengono i muratori, i manovali e gli imbianchini assumono un rilievo sociale di primo piano nella Milano di fine Ottocento.
L’immagine del lavoratore proposta da Sottocornola, tuttavia, si distingue per la sobrietà della scena impaginata, priva dell’enfasi e della perentorietà che invece pervade composizioni appartenenti allo stesso filone, come L’oratore dello sciopero di Emilio Longoni, apparso alla stessa Triennale braidense del 1891 nella stessa sala di Muratore. Il personaggio, colto in una posa a suo modo elegante, derivata da quella della ritrattistica ufficiale, è reso attraverso una stesura solida e corposa, ancora lontana dalla sperimentazione divisionista adottata da Sottocornola in altre opere ispirate ai temi sociali, come L’alba dell’operaio, datato al 1897, conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Condividi: