Come nasce il cavallino rampante della Ferrari?
di Alessandro Romano
Il logo della Ferrari, lo splendido cavallino rampante, era presente sull’aereo di Francesco Baracca. La madre dell’aviatore lo donò a Enzo Ferrari nel 1923.
Oggi è uno dei marchi più famosi del mondo, anzi, il brand più forte al mondo. Sì, stiamo parlando di un mito dell’industria automobilistica: il Cavallino Rampante di Ferrari.
Non serve certo essere appassionati di auto per riconoscere la sagoma di un cavallo nero, su uno sfondo giallo, alzato sulle sue zampe posteriori. In effetti, pochi altri brand possono vantare un logo così conosciuto e radicato nell’immaginario collettivo come quello di Ferrari, con il suo Cavallino Rampante. Ma che cosa sulle origini di quel simbolo. Ebbene, la storia è molto più interessante di quanto si potrebbe pensare: il Cavallino rampante non è nato dall’immaginazione di Enzo Ferrari.
Lo stemma del Cavallino, infatti, è quello di Francesco Baracca, aviatore emiliano, eroe del Primo Conflitto Mondiale, che lo dipinse sulla carlinga del proprio aereo. Perciò, per risalire al cavallo di Ferrari bisogna tornare indietro agli anni della prima guerra mondiale e ritrovare l’eroico pilota Francesco Baracca.
Francesco Baracca (Lugo, 1888 – Montello, 1918) fu un aviatore italiano durante la Grande Guerra. Iscritto alla Scuola Militare di Modena, dopo Baracca fu arruolato in aviazione; all’epoca l’Aeronautica Militare non esisteva ancora e l’aviazione faceva parte della Cavalleria. Nel 1912 venne inviato in Francia per frequentare un corso di aviazione. Da subito mostrò grandi capacità e divenne uno degli uomini più abili nel pilotare un aereo all’inizio degli anni ‘10.
Quando l’Italia entrò in guerra, Baracca accelerò la preparazione per un nuovo tipo di aereo, i Nieuport. La prima azione venne effettuata il 25 agosto 1915 e il 7 aprile 1916 ottenne la sua prima vittoria, costringendo un aereo di ricognizione austro-ungarico all’atterraggio. Da quel momento il pilota romagnolo iniziò a collezionare numerosi successi che riempirono le pagine di tutti i giornali dell’epoca.
La sua popolarità accrebbe ulteriormente quando, nella primavera del 1917, venne formata la 91ª Squadriglia, composta da coloro che furono definiti gli “Assi”. Molto probabilmente, in questo periodo nacque anche l’idea di scegliere come suo simbolo personale un cavallino rampante nero. Intervenne in moltissime battaglie, ottenendo 34 vittorie . Proprio all’apice della sua carriera, durante la Battaglia del Solstizio, venne colpito a morte sulla collina del Montello (19 giugno 1918) e l’uomo si trasformò definitivamente in un mito.
La storia del cavallino rampante è molto particolare. L’unica certezza è la regola che dava a ogni aviatore la possibilità di scegliere il proprio stemma dopo aver abbattuto il quinto aereo nemico. Al momento del quinto abbattimento, si diventava automaticamente un ‘asso’ e si poteva scegliere il simbolo da apporre sulla carlinga del proprio aereo. Francesco Baracca scelse il cavallino.
C’è chi sostiene che Baracca abbia fatto quella scelta perché frequentava la scuola di cavalleria del secondo Reggimento Piemonte Reale, fondato dal Duca di Savoia nel 1692, con il motto: “Venustus et Audax”. Quel reparto ha come stemma araldico un cavallino rampante argenteo su sfondo rosso; il cavallino è rivolto a sinistra e ha la coda abbassata. Quell’emblema è stato presente sugli aerei di Baracca tra il 1917 e il 1918, anno in cui Baracca fu abbattuto.
Il legame di Enzo Ferrari con la famiglia Baracca
Enzo Ferrari iniziò la sua carriera automobilistica nel 1920. Tre anni dopo, esattamente il 16 giugno 1923, guidò l’Alfa Romeo RL alla Targa Florio insieme a Giulia Ramponi. In quell’occasione vince il primo Circuito del Savio e lì incontra nuovamente il conte Enrico Baracca, padre di Francesco (già scomparso da cinque anni). Successivamente la contessa Paolina Biancoli, madre dell’aviatore, decide di donare lo stemma del figlio a Enzo Ferrari.
Il conte Enrico e la contessa Paolina Baracca, genitori di Francesco, entusiasmati dal coraggio e dall’ardimento dimostrati dal giovane Ferrari, gli affidarono il glorioso simbolo del figlio caduto in battaglia, nella speranza che gli rendesse onore sul piano sportivo. Ferrari prese quello stemma, lo fece suo, ma non poté utilizzarlo subito. Perché guidava per l’Alfa Romeo, che già portava il suo stemma. Nel 1929, quando il ‘Drake’ fondò la Ferrari, adottò ufficialmente il cavallino come simbolo personale. Mentre nel 1932 ci fu la prima comparsa sulle Alfa Romeo della Scuderia Ferrari del cavallino rampante nella 24 Ore di Spa-Francorchamps in Belgio (era il 9 luglio).
La storia del cavallino venne raccontata dallo stesso Ferrari in una lettera che scrisse a Giovanni Manzoni il 3 luglio 1985: “Quando vinsi nel 1923 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il conte Enrico Baracca, padre dell’eroe; da quell’incontro nacque il successivo con la madre, la contessa Paolina. Fu essa a dirmi, un giorno: ‘Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna’. Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidarono l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero”.
Il rosso e il nero già c’erano, ma Ferrari decise di aggiungere il giallo, colore della città di Modena: “Io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena”.
Il film documentario intitolato “Sky Hunters”, con protagonista Giuseppe Fiorell, che racconta la storia dell’eroe della Prima Guerra Mondiale Francesco Baracca, racconta la vita e le avventure nei cieli del più famoso aviatore italiano.
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