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L’Anno che verrà: il significato della canzone

Un’immersione nel significato di “L’anno che verrà”, tra le canzoni più amate di Lucio Dalla che attraverso un confronto immaginario con un amico rivendicava la speranza di credere in un futuro, magari migliore.

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’” è, probabilmente, uno degli incipit più famosi della Storia della musica italiana e dà subito l’idea di quello che andremo ad ascoltare, ovvero una canzone costruita a mo’ di lettera e nasce dalla volontà di parlare del mondo che gira intorno a Dalla, un mondo con tante complessità, come quella del terrorismo.  

Era l’inizio del 1979: l’Italia stava sempre più annaspando, tirata giù dal piombo di anni di attentati, stragi, crisi politiche ed economiche, spauracchi di paure mostruose e di brutti ricordi neppur tanto lontani. Ma forse, uno spiraglio di luce, si cominciava ad intravvedere in fondo al tunnel: il foro in cui passava un filo d’aria, abbastanza potente da far sentire a tutti la voglia di lasciarsi alle spalle tutto il buio e di concedersi il lusso di una beata leggerezza. Gli anni ’80 erano dietro l’angolo e anche se nessuno, nemmeno Dalla, aveva la sfera di cristallo, la spinta verso un mondo meno pesante era talmente forte e condivisa da sembrare una divinazione. Forse anche questo spinse Lucio a scrivere quella canzone: la più bella  lettera in musica della canzone italiana.

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò…La canzone L’anno che verrà di Lucio Dalla arrivò subito in testa alla classifica e, diretta come un pugno allo stomaco di tutti gli italiani, lasciò un livido che non si è mai assorbito nei 45 anni che sono passati da quando venne scritta.

Ma di cosa parlava, Lucio, in quella lettera? Anche se sono passati anni, questa canzone viene ancora cantata di bocca in bocca?

Del mondo in quel momento, nella dolorosa fase di passaggio tra due epoche, ma anche di molti momenti che vennero dopo e sicuramente anche di quello che viviamo oggi, anche noi incastrati tra deliri anacronistici di guerra, escalation incontrollate di violenza e valori evaporizzati in effimere apparenze. “Si esce poco la sera compreso quando è festa e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra” è uno dei versi letti come facenti riferimento proprio agli attentati terroristici, ma quella di Dalla è anche una lettera di speranza in un futuro migliore, un augurio che fa e si fa: “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno (…) e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età”.

A chi si rivolgeva Lucio? Secondo le fonti più ricorrenti a Giuseppe Rossetti, l’amico che lo ospitò nella sua casa di Monghidoro. Alla fine del 1978, dove, sembrerebbe, sia stata scritta la canzone. Rossetti era un’attivista politico che per un breve periodo finì in carcere: Lucio passò la notte di capodanno a far compagnia all’amico arrestato e forse da lì venne l’idea della canzone. Ma si sa di certo che il testo, Dalla lo riesaminò con padre Michele Casali, frate domenicano, bolognese e grande amico del cantautore, che  secondo molti sarebbe il destinatario della canzone.

Il testo della canzone L’anno che verrà

Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò
Da quando sei partito c’è una grande novità
L’anno vecchio è finito, ormai
Ma qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera, compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra
E si sta senza parlare per intere settimane
E a quelli che hanno niente da dire
Del tempo ne rimane
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderà dalla croce
Anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno
E si farà l’amore, ognuno come gli va
Anche i preti potranno sposarsi
Ma soltanto a una certa età
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i troppo furbi
E i cretini di ogni età
Vedi, caro amico, cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento
Di essere qui in questo momento
Vedi, vedi, vedi, vedi
Vedi, caro amico, cosa si deve inventare
Per poter riderci sopra
Per continuare a sperare
E se quest’anno poi passasse in un istante
Vedi, amico mio, come diventa importante
Che in questo istante ci sia anch’io
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando, è questa la novità

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