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Oggi è Bella Ciao!

Bella Ciao è la canzone italiana più famosa al mondo. Perché negli anni è diventato il simbolo di chi resiste a ogni oppressione ed è divenuto l’espressione universale della resistenza.

Bella ciao è associata alla Resistenza e ai partigiani: le parole del testo evocano la libertà, la lotta contro le dittature e l’opposizione agli estremismi; per questo, Bella ciao è considerata la canzone simbolo della Resistenza italiana.

Italianate la sua fama; l’origine di Bella ciao è ancora sconosciuta. Alcuni storici della canzone italiana hanno identificato nel testo e nella musica influenze dei canti di lavoro delle mondine; altri la fanno risalire al Cinquecento francese; altri ancora vedono nelle sue melodie addirittura influenze yiddish. Fyiddishtomba, una canzone popolare del Nord Italia, del Piemonte, sembra a molti essere la canzone principale della versione che conosciamo, con alcune variazioni tratte da altre canzoni popolari. Perché il testo del brano partigiano include quello di quella canzone popolare piemontese, “Fior di grave”?

È un canto popolare italiano associato alla Resistenza partigiana della seconda guerra mondiale: secondo lo storico Cesare Bermani, “era cantata dalla Brigata Maiella che operava in Abruzzo. Nel giugno del 1944 il canto risuonava anche in Emilia; al Nord è arrivata tardi, negli ultimi mesi prima della Liberazione”, poi è arrivato in tutto il mondo. Ha cominciato a diffondersi soltanto dopo il Festival di Spoleto del 1964. In realtà, anche la stessa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) la riconosce solo in parte perché fu utilizzata nel periodo della dittatura nazifascista e finì per identificare le idee dei partigiani solo a guerra finita, circa vent’anni dopo.

In sintesi, l’origine di “Bella Ciao” risale a una canzone popolare di protesta italiana emersa alla fine del XIX secolo. Il compositore e i parolieri di questa canzone ribelle, cantata da operai che un tempo lavoravano in condizioni difficili nelle risaie della Pianura Padana, sono sconosciuti. Il testo di questo anonimo canto folcloristico consisteva nelle parole di un uomo al mattino che si recava a lavorare nella risaia, rivolte alla moglie che aveva lasciato a casa. Stava esprimendo sia le sue dure condizioni sia il suo amore.

Più tardi, quando lo spirito del tempo rivelò leader come Hitler, Mussolini e Franco, che minacciarono sia il loro popolo che altri popoli del mondo, iniziarono a formarsi movimenti antifascisti contro di loro. I primi moti antifascisti sorsero in Italia, poiché il fondatore del fascismo era Mussolini. In questo periodo cambia anche la funzione di Ciao Bella. La canzone popolare italiana Bella ciao, cantata con affetto dal pubblico e che descriveva la difficile situazione dei lavoratori, è stata trasformata in un inno dai combattenti della Resistenza antifascista italiana, che prima combatterono contro Mussolini e poi contro gli invasori tedeschi. La canzone, divenuta simbolo della resistenza, divenne presto l’inno ufficiale dei partigiani italiani, che avevano radunato anarchici, comunisti, socialisti e altri gruppi antifascisti. Bella Ciao, che ha continuato a essere l’inno di coloro che hanno abbracciato la lotta contro l’ingiustizia e la disuguaglianza, di coloro che hanno creduto nella rivoluzione e dei socialisti dopo la guerra, è stata cantata in decine di lingue in tutto il mondo. Una delle registrazioni più famose della canzone è quella della cantante folk italiana Giovanna Daffini. Sia la versione operaia che quella partigiana della canzone compaiono nell’album del 1975 di Daffini, Amore mio non piangere.

La scelta di identificare Bella ciao con un canto partigiano nasce dalla volontà di trovare un testo che avesse valori universali di libertà e di opposizione alle dittature e alla guerra. Sarebbe stato difficile, altrimenti, unire le varie anime antifasciste che avevano lottato contro il nazifascismo, così diverse tra loro negli ideali, eppure unite nella lotta comune contro l’invasore.

Bella Ciao

Ecco il testo di Bella ciao, nella sua versione più conosciuta:

Una mattina mi son svegliato,
oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Ti diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!»

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