Romeo and Juliet: The Italian Roots of a Tragedy
Il tema dell’amore impossibile è antico quanto il tempo stesso. Già il poeta romano Publio Ovidio Nasone, vissuto in età augustea, nelle Metamorfosi ci racconta una storia d’amore triste e struggente, non molto diversa da quella di Romeo e Giulietta.
Eppure, quando oggi si parla di un amore romantico e infelice, la nostra mente si rivolge quasi automaticamente all’immortale tragedia di Shakespeare. In realtà, sappiamo ben poco sulle vere origini della storia di Romeo e Giulietta.
Grazie a Shakespeare possiamo immaginare l’amore appassionato di due giovani amanti veronesi. Tuttavia, la verità è che questa storia non fu inventata da lui. Quando il drammaturgo mise in scena la sua opera nel 1595, la vicenda di Romeo e Giulietta era già stata narrata più volte da diversi autori. Shakespeare trasse ispirazione dall’eredità letteraria del passato — molto probabilmente dalla tradizione italiana della novella.
Intraprendiamo dunque un viaggio alle origini di questa storia d’amore…
La tradizione della novella italiana e Shakespeare
Tra il XIV e il XVI secolo, la tradizione italiana della novella era estremamente popolare in Europa. Questi racconti venivano tradotti in francese e in inglese e, all’epoca di Shakespeare, erano letti persino alla corte inglese.
Tra i consiglieri della regina Elisabetta I, che conosceva l’italiano, figuravano due italiani della famiglia Florio. Si dice che uno di loro, John Florio, fosse amico di Shakespeare. Chissà, forse fu proprio attraverso di lui che la storia dei due sfortunati giovani di Verona accese per la prima volta l’immaginazione del poeta.
Il contesto storico di Verona: gli Scaligeri e Dante
Secondo le fonti storiche, la storia di Romeo e Giulietta è ambientata a Verona all’inizio del XIV secolo, durante il dominio della famiglia Scaligeri. Mentre la città era scossa dai violenti conflitti tra Guelfi e Ghibellini, cresceva anche la rivalità tra le famiglie Montecchi e Capuleti. L’odio era così profondo che Dante Alighieri, esiliato da Firenze e presente a Verona tra il 1303 e il 1304, menziona queste famiglie nella Divina Commedia:
“Vien, crudel, vieni, e vedi i Montecchi e i Cappelletti…”
(Purgatorio, Canto VI)
Questo breve riferimento dimostra che il racconto di Romeo e Giulietta poggia non solo su basi letterarie, ma anche storiche.
Le prime tracce: Masuccio Salernitano (1476)
Il racconto più antico simile a Romeo e Giulietta risale al XV secolo. La XXXIII novella del Novellino, pubblicato postumo da Masuccio Salernitano, è intitolata “Mariotto e Ganozza”.
Anche qui troviamo due giovani amanti, il cui amore è ostacolato dal conflitto tra le famiglie. Tuttavia, il tono di Masuccio è più sensuale e meno idealizzato rispetto a quello di Shakespeare.
La storia non è ambientata a Verona, bensì ad Alessandria e Siena. Dopo aver ucciso un uomo in una rissa, Mariotto è costretto alla fuga. Ganozza beve un filtro per simulare la morte, ma Mariotto, credendo che l’amata sia davvero morta, torna a Siena, dove viene catturato e giustiziato. Ganozza muore infine di dolore. In questa prima versione non vi è il doppio suicidio drammatico di Shakespeare; la tragedia si conclude in modo diverso.
Luigi Da Porto: Verona entra in scena (1524)
Nel 1524 Luigi Da Porto, capitano di Vicenza, rielabora la storia dei due nobili amanti veronesi nel breve romanzo Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti. È qui che l’ambientazione viene fissata per la prima volta a Verona e prende forma il mondo familiare di Romeo e Giulietta.
Il testo di Da Porto contiene già molti degli elementi fondamentali della storia che Shakespeare renderà immortale. L’autore afferma inoltre di aver appreso il racconto da un compagno d’armi, Pellegrino da Verona, nel tentativo di conferirgli maggiore verosimiglianza.
Matteo Bandello e gli amanti sventurati (1554)
Un’altra versione molto vicina a quella shakespeariana si trova nelle Novelle di Matteo Bandello, nel racconto intitolato “La sfortunata morte di due infelicissimi amanti”.
Verona è ancora una volta il palcoscenico. I personaggi — Romeo, Giulietta, frate Lorenzo, Tebaldo e Paride — sono gli stessi. Il primo incontro avviene durante un ballo in maschera; Giulietta beve un filtro per evitare il matrimonio con Paride. Il destino si manifesta come una forza crudele e inesorabile. Tuttavia, neppure Bandello è l’inventore originario della storia: anche lui si ispira al testo di Da Porto.
Arthur Brooke e la poesia inglese (1562)
Prima di Shakespeare, la versione più importante in lingua inglese è il poema di Arthur Brooke del 1562, The Tragical History of Romeo and Juliet. Brooke descrive gli amanti come giovani impulsivi e peccaminosi. Shakespeare, invece, evita il giudizio morale e permette ai suoi personaggi di esprimere liberamente i propri sentimenti, rendendo così la tragedia più universale e profondamente umana.
Il finale immortale della tragedia
La storia di Romeo e Giulietta racconta una passione nata a un ballo in maschera, un matrimonio segreto, una morte fraintesa e una catastrofe inevitabile. Alla fine, la morte dei due giovani amanti riconcilia le famiglie nemiche. Il prezzo dell’amore è altissimo, ma l’eredità della tragedia è immensa.
Romeo e Giulietta sono davvero esistiti?
Oggi a Verona si possono visitare luoghi turistici come la Casa di Giulietta, la Casa di Romeo e la presunta tomba di Giulietta. Tuttavia, il celebre balcone di Giulietta è in gran parte una costruzione del XX secolo, realizzata per incentivare il turismo.
Forse Romeo e Giulietta non sono mai esistiti.
Ma la loro storia vive.
Perché il loro amore non è solo una tragedia: è il simbolo dell’amore che si oppone all’odio e del sacrificio che sfida la rivalità.
Romeo e Giulietta non ci insegnano soltanto ad amare.
Ci ricordano anche che l’amore è l’unica forza capace di mettere a tacere l’odio.
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